Giapponesi, per favore, compratevi piazza Navona

Poi recintatela e chiudetela al pubblico.  Fatelo per il bene del Comune di Roma, per il quale i visitatori della Piazza, come del Colosseo, sono un peso improduttivo, un fastidio.

Leggo infatti sul Guardian una notizia bizzarra, che, forse a causa di problemi di politica interna più urgenti, non mi sembra abbia avuto simile rilievo presso la stampa italiana: il Comune di Roma vorrebbe dallo Stato parte dei biglietti di ingresso al Colosseo.

Non si sa bene quale sia il motivo, visto che della manutenzione del Colosseo se ne occupa lo Stato.  Anzi no, secondo l’assessore Croppi a causa del Colosseo Roma “subisce il peso di milioni di turisti senza ricavarne alcun vantaggio”.  Già, questi turisti.  Arrivano, dormono una o due notti in albergo, mangiano nei ristoranti, fanno spese nei negozi…  Un vero peso.

Forse sarebbe meglio chiuderlo questo Colosseo, o farlo spostare, se i turisti che vengono a visitarlo sono “un peso”.  Almeno Croppi e il vicesindaco Cutrufo, altro sponsor della proposta, avranno molti fastidi in meno.

Un’altra grave voce di spesa, per i poveri vicesindaco ed assessore, è piazza Navona.  Un vero peso che non porta niente di buono al Comune.  Si spendono un sacco di soldi per tenerla pulita dopo che i turisti la visitano.  Se chiudessimo anche piazza Navona, la potremmo tenere coperta di immondizie e nessuno se ne accorgerebbe.  Pensa quanto risparmierebbe l’Ama.

Magari il Comune di Roma, allontanando i fastidiosi turisti da Colosseo e piazza Navona potrebbe risparmiare i soldi necessari a garantire ancor maggiori superstipendi a dirigenti esterni, per pagare i quali si dissanguano le casse comunali.

Io penso invece che debba essere il Comune di Roma che dovrebbe pagare una tassa per usufruire del traffico turistico che il Colosseo, immeritatamente ereditato da un’epoca lontana, con cui non vi è più alcuna continuità, le garantisce.

Senza la grandezza del passato, Roma sarebbe quello che era nel XIX secolo, e che è rimasta anche adesso, solo più in grande: un paesone di pecorari e burocrati, che del Colosseo rubano le pietre per costruirsi stamberghe, e di guidatori di carrozze che si scazzottano tra di loro per chi debba portare in giro i ricchi stranieri venuti per turismo.  In fondo, come succede adesso con i tassisti abusivi.

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Vodafone: al 190 non è previsto che si possa parlare con un operatore

Sto facendo scorrere tutte le opzioni “digiti uno digiti due ecc.”, non ce n’è una che dica “per parlare con un operatore digiti…”.

Non mi vogliono proprio più come cliente.  Peccato.

Aggiornamento: digitando numeri a caso sono riuscito a parlare con una operatrice.  Come da manuale, secondo loro il problema dipende dal cellulare: la prima cosa che dicono è “metta la sim in un altro cellulare”.

Altra cosa divertente: “da dove chiama?”  Da Roma.  ”In che zona?”  Montesacro.  ”Ah, c’è stato qualche problema di linea a Roma Centro proprio ieri…  e anche a Grottaferrata, Fiumicino…”  Vabè, in tutta Roma e dintorni, dici niente.  ”…e anche il 18 e 19…  ma noi non possiamo sapere i problemi della rete, i tecnici intervengono solo se i clienti segnalano dei malfunzionamenti”.  Manutenzione periodica, questa sconosciuta.

Se qualcuno sa di qualche offerta interessante per cambio gestore mi faccia sapere.  Ormai ho deciso.

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Perché penso di lasciare Vodafone

Ieri ho ricevuto un’email da un amico: “devo parlarti urgentemente ma hai il cellulare spento, accendilo”.

Guardo il cellulare, che ho avuto accanto a me tutta la giornata: è acceso e ci sono 5 tacche. Provo a collegarmici ad internet, e funziona.  Provo a chiamarmi da un altro telefono…  ed effettivamente risulta staccato!  Spengo, riaccendo, e richiamo il mio amico e funziona. Contemporaneamente ricevo qualche sms di persone che avevano provato a chiamarmi e mi chiedevano di richiamarle.

Ma se il mio amico non mi avesse avvisato io sarei rimasto forse giorni con il cellulare “staccato”, al massimo rimuginando su come mai fossi diventato improvvisamente così impopolare, dato che nessuno mi chiamava più.  E magari perdendo telefonate di lavoro, cioè soldi e reputazione.

E perché il mio cellulare risulta staccato?  Non si sa.

Mi viene in mente che la cosa mi è già successa almeno altre volte.  Ho sempre chiamato il 190, i cui operatori ovviamente sono caduti dalle nuvole (e del resto cosa possono fare dei ragazzotti seduti in uno scantinato davanti ad un monitor con le risposte pronte ai casi tipici?).

Una volta, probabilmente per darmi ragione e togliersi di torno la grana, una ragazza (Debora?  Luciana?  Roberta?  non si sa, si vergognano di dare il cognome ed assumersi così una responsabilità per quel che dicono) mi disse che sì, forse c’erano dei lavori in corso per migliorare la rete e fesserie simili eccetera.

L’ultima volta, qualche mese fa, un giovanotto un po’ aggressivo mi disse che era sicuramente colpa del mio cellulare.  Peccato che ogni volta (come ieri e oggi) lo stesso inconveniente sia successo con almeno tre cellulari diversi, di marca diversa, comprati nuovi (uno addirittura preso coi punti Vodafone e marcato Vodafone) e ben tenuti.

Sto provando a chiamare Vodafone con un telefono fisso: non voglio toccare il cellulare “staccato” per vedere se possono dirmi qualcosa di realistico sulla situazione in corso. Non voglio inquinare le prove, diciamo.

Bene, il 190 di Vodafone a quanto pare non risponde ad un telefono di rete fissa.  O meglio, risponde occupato.  Provo a cercare nel sito Vodafone (190.it) un numero telefonico apposito da chiamare da fisso.  Non lo trovo: se c’è è accuratamente nascosto in tutte le pagine che dicono quanto sono bravi e belli e quant’è fico il Vodafone Lab e cose del genere.  Segno evidente che non vogliono farsi trovare dai clienti. Non vogliono essere seccati.

Per carità, non li voglio seccare oltre.

Poi magari un giorno racconterò la horror story di quando mi rubarono un cellulare alla stazione Termini e non riuscii a far bloccare l’utenza Vodafone perché non gli risultava intestata a me.  Era pagata con la mia carta di credito, le fatture di pagamento erano intestate a me, ma a loro “non risultava”…  e intanto un cellulare in abbonamento (non ricaricabile) era nelle mani di qualche ladro.

Motivo: la sim risultava intestata ad un’azienda per cui avevo lavorato che mi dava il cellulare in benefit.  Alla fine del mio rapporto di lavoro con questa azienda, di comune accordo con loro, mi sono fatto intestare il numero, e ho cominciato a pagarlo io, ma a Vodafone non risultava.  Non sapevano che mi emettevano fattura.

Dopo essere alla fine riuscito a far bloccare la sim, altrettanta pena per riattivarla.  Mi avevano promesso che avrebbero aggiornato i dati della sim.  Lo fecero, ma quando chiesi il passaggio da abbonamento a prepagata per evitare altri guai, la sim risultò intestata ad un’altra azienda dello stesso gruppo, con cui non avevo mai lavorato.

Insomma, non ne ho ricavato una grande impressione di affidabilità.  Chissà cosa farebbe Vodafone ad un collaboratore tanto malaccorto quanto la stessa Vodafone è stata nei miei confronti.

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Venerdì 16 luglio assemblea nazionale a Roma dei comitati contro Equitalia

Venerdì 16 luglio, ore 17, Sala Margana, via Margana 41, Roma (a due passi da piazza Venezia e il Campidoglio).

Qui tutti i dettagli

Diminuiscono i finanziamenti agli enti locali?  Questi ultimi se la cavano inasprendo le multe lasciandone gestire l’esazione al “mostro” Equitalia.  Leggete http://multenoaffari.com per altre informazioni.

I comitati sono autogestiti, autoorganizzati, indipendenti dai partiti.

Avete avuto a che fare con Equitalia (o Gerit o come si chiama dalle vostre parti)?  Non serve che vi spieghi niente.  Non ne avuto a che fare?  Fortunati. Fatevi spiegare da chi ne ha avuto.

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Gran bell’articolo su ebook e passato, presente e futuro dell’editoria

Che fine faranno i libri? di Francesco Cataluccio, 13 luglio 2010, dal sito del Fatto Quotidiano.

Una buona analisi, per nulla catastrofista (anzi, a mio avviso a volte forse un po’ troppo ottimistica), sul futuro di libri, giornali e dell’editoria in generale dopo la diffusione di lettori elettronici e relative tecnologie.

Qualche brano:

L’acquisto del libro avverrà ancor di più soltanto sulla base di tre fattori: il passaparola; l’obbligo; le recensioni. Già oggi, il passaparola è al primo posto nelle motivazioni d’acquisto dei libri (un passaparola fortemente inquinato dai passaggi televisivi e radiofonici: “il libro di cui si è parlato da…”). L’obbligo significa che un libro viene acquistato perché serve a dare un esame o per un aggiornamento professionale. Le recensioni sono legate a un sempre più compromesso meccanismo di auterevolezza e competenza, che da tempo è entrato in crisi, tanto che non è peregrina la domanda che già oggi molti si pongono: salvo qualche rara e pregevole eccezione, dove sono finiti i critici? La critica passerà in parte nei blog e nelle forme più varie nelle quali si raccolgono “comunità di lettori” (come, ad esempio, aNobii.it, che prende nome dall Anobium punctatum, il “tarlo della carta”).

[...]

Dal punto di vista dei costi, il principale ostacolo alla diffusione in Italia degli eBook, è che oggi i libri su carta pagano l’Iva al 4% e quelli elettronici al 20%. Ma mantenere questa iniqua disparità, invece di render difficile la vita agli eBook, non fa che favorire la pirateria.

[...]

come ci sono musicisti che accettano di diffondere gratuitamente online le proprie canzoni, perché si sono accorti che questo è un ottimo traino pubblicitario per i loro concerti, non è detto che non si scopra che la diffusione gratuita di libri (moltissimi, per altro, sono spesso ormai introvabili) non costituisca un formidabile strumento per l’aumento del numero dei lettori, l’affinamento dei loro gusti, e quindi la crescita delle vendite librarie.

[...]

Negli Stati Uniti ci sono già inchieste finanziate dai cittadini, ma non è detto che in Europa la cosa funzioni: il giornalismo finanziato da una comunità potrebbe non esser sufficiente a tenere in vita dei giornali seppur drasticamente ridotti negli organici e nei costi di produzione. E questo non sarà un bene, non soltanto per le maestranze che ci lavorano, ma perché i giornali aiutano a tenere in vita la Comunità: sono l’ossatura dell’opinione pubblica che è la base del controllo democratico sul potere politico. La Rete dovrà sopperire, ancor più di quanto accada oggi, a questa mancanza.

In particolare quest’ultimo passaggio mi lascia un po’ perplesso.  Come, esattamente, la “Rete” potrebbe sopperire ai costi del giornalismo di inchiesta?  Così come potrebbe orientare i consumatori e presentare adeguatamente tutte le offerte della cosiddetta coda lunga?  Del resto:

Vincerà chi saprà e vorrà produrre migliori libri elettronici e di alta qualità editoriale (nel vecchio senso del termine). Infatti, finiti anche i libri nell‘immaterialità del Web, il rischio è che si smarrisca l’autorevolezza dei testi, frutto di una selezione basata su una valutazione estetica o scientifica. La rete è per sua natura “democratica”, ma non tutto quello che vi si trova ha lo stesso valore. Riuscire a selezionare sarà sempre più complicato e difficile, a fronte di una proposta praticamente infinita e indistinta. Per questo sarà importante per il fruitore poter andare a colpo sicuro, avere una buona dose di certezza che il testo che sta per leggere sia affidabile sotto tutti gli aspetti.

[...]

La Rete, secondo alcuni, può cadere preda di una falsa democrazia controllata dai violenti (“maoismo digitale”). C’è chi come Jaron Lanier, che è stato uno dei pionieri della Rete e Second-Life, si dichiara profondamente deluso: “Ai tempi della rivoluzione internet io e i miei collaboratori venivamo sempre irrisi, perché prevedevamo che il web avrebbe potuto dare libera espressione a milioni di individui. Macché, ci dicevano, alla gente piace guardare la tv, non stare davanti a un computer. Quando la rivoluzione c’è stata, però, la creatività è stata uccisa, e il web ha perso la dignità intellettuale. Se volete sapere qualcosa la chiedete a Google, che vi manda a Wikipedia, punto e basta. Altrimenti la gente finisce nella bolla dei siti arrabbiati, degli ultras, dove ascolta solo chi rafforza le sue idee. (…) gli insulti dei teppisti online ossificano il dibattito e disperdono la ragione” (J. Lanier, You are not a gadget. A manifesto, Alfred Knopf, New York 2010).

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Non dategliela vinta: ecco come togliere la “Scoperta scioccante per dimagrire” anche dalle vostre pagine preferite

Ieri ho cercato di spiegare il meccanismo dietro il proliferare di “consigli” su Facebook a favore dell’ennesimo bibitone dimagrante.

Purtroppo se vedete che un vostro amico/a su Facebook “consiglia” una “Scioccante scoperta per dimagrire” senza diete e senza sforzi, si tratta quasi sicuramente di una sorta di inganno ai suoi e ai vostri danni.  Il vostro amico o la vostra amica non hanno voluto consigliare niente, sono solo stati incuriositi da un link e l’hanno cliccato, ignari e in buona fede, senza sapere cosa sarebbe successo.

Ulteriori dettagli e spiegazioni su come rimuovere il “consiglio” dalla propria Bacheca affinché altri amici non siano ingannati e per non darla vinta a chi ha cercato di ingannare voi, sono qui.

Ma i viral marketer del quartierino responsabili di millantare il vostro “consiglio” sul loro beverone purtroppo hanno anche fatto in modo di inserire la loro pagina tra le preferite nelle vostre Info, capitalizzando così migliaia e migliaia di preferenze che quasi nessuno ha mai in realtà davvero voluto dare.

I passaggi per togliere anche la loro pagina dalle vostre Info del profilo Facebook sono semplici.  Li ho numerati e ho elencato anche quelli ovvi per praticità.

  1. cliccare su Profilo (in alto a destra);
  2. cliccare sul tab Info (al centro, sotto il vostro nome, a fianco a Bacheca);
  3. scorrere fino alla sezione Interessi e preferenze;
  4. a fianco del titolo Interessi e preferenze c’è un link Modifica, cliccarlo;
  5. la pagina cambia aspetto, le pagine preferite sono raggruppate per tema (musica, libri…) e visualizzate in rettangoli azzurri dai bordi arrotondati;
  6. se la pagina della “Scoperta scioccante” è visualizzata in uno di questi rettangoli azzurri (ma è improbabile), trascinarla col mouse verso il basso del rettangolo bianco che lo contiene, se no passare al punto 9;
  7. apparirà una scritta su sfondo blu Trascina qui per nascondere;
  8. rilasciare la pagina, fatto! Passare al punto 12;
  9. probabilmente la pagina della “Scoperta scioccante” non sarà visualizzata: cliccare sul link Mostra altre pagine, in fondo alla lista delle pagine preferite;
  10. apparirà un pop-up intitolato Altre pagine che ti piacciono, probabilmente la pagina della “Scoperta scioccante” sarà tra le prime della lista, altrimenti scorrere fino a trovarla;
  11. vicino al titolo ci sarà un pulsante Rimuovi pagina, cliccarlo, fatto!
  12. alla fine cliccare sul pulsante Salva modifiche (in fondo) e continuare ad usare Facebook normalmente.

Visto che alcuni amici hanno avuto dubbi in proposito, vorrei ripetere che i signori della “Scoperta scioccante”, anche se hanno compiuto un’azione sgradevole e scorretta, non sono “entrati” nel vostro account, non hanno rubato i vostri dati, non hanno compromesso la vostra sicurezza, eccetera.

Quindi state tranquilli, continuate ad usare Facebook se volete usarlo, magari in futuro state solo attenti a cosa condividete: fate attenzione se si tratta davvero un post di un vostro amico (o di un amico di un amico), qualcosa di divertente o informativo e non magari una pubblicità nascosta.  Se avete dubbi, scrivete al vostro amico: “Hai davvero voluto diffondere quella cosa lì?”.  Ossia, usate Facebook e altri strumenti simili per quello che sono: strumenti di socializzazione e divertimento, non di inganno.

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Non cliccate su quel the verde!

Alcuni amici ed amiche su facebook hanno “consigliato” qualcosa che mi è sembrato poco credibile. Copioincollo: “SCOPERTA SCIOCCANTE! ECCO IL PRODOTTO PIÙ EFFICACE PER DIMAGRIRE SENZA DIETA!!”.

(Chi si fosse trovato a dare involontariamente questo “consiglio” e lo volesse rimuovere deve andare sul proprio profilo facebook e portare il puntatore del mouse sopra il consiglio stesso.  Di lato apparirà un pulsante “Rimuovi” cliccando il quale e dando conferma il “consiglio” sparirà).

Siccome si tratta di persone lucide e intelligenti, ho pensando a qualcosa di ironico, a qualche scherzo divertente o a qualcuna di quelle raccolte di quadrati con frasi-tormentone dentro, e non certo al solito improbabile beverone stile herb*l*fe e simili.

Dopo aver chiesto loro spiegazioni e non bastandomi le loro risposte che no, non avevano voluto consigliare alcunché, ma avevano solo seguito un link, incuriositi come me e credendo di trovare tutt’altro, ho voluto seguirlo anche io.

Mi sono ritrovato in una pagina sospettosamente scarna.  Siccome sono malfidato, ho voluto vederne il codice sorgente, e ho avuto la conferma che si trattasse di qualcosa di strano.

In pratica per mezzo di alcune procedure javascript, questi signori fanno in modo che, cliccando su un link apparentemente innocuo, senza che ce ne si renda conto, senza che lo si voglia, si attivi un link “consigliato da” su facebook a favore della bevanda.

Ovviamente i vostri amici su facebook meno sospettosi potranno credere che voi avete davvero voluto consigliare quel prodotto, e siccome sono vostri amici e probabilmente si fidano di voi, vorranno vedere cos’è, e cadranno nello stesso tranello.  Qualcuno magari avrà il coraggio di definire ciò “marketing virale” – che in realtà è tutt’altra cosa, ben più onesta, seria e difficile da realizzare ma allo stesso tempo più remunerativa perché coinvolge e conquista davvero gli utenti in modo creativo, non ingannandoli.

So bene che furto di identità e phising sono altre cose, e che questa pagina, per il resto, ha pericoli zero, ma invito comunque a riflettere: si fa in modo di pubblicare su un sito una dichiarazione attribuita a certi utenti (“Tizio e Caio consigliano il tal prodotto”) che in realtà gli utenti stessi non hanno coscientemente e deliberatamente scelto di rilasciare.

Per giunta si fa ciò per mezzo di una pagina web dall’aspetto realizzato appositamente per nascondere tale meccanismo, sapendo che se l’utente fosse messo a conoscenza della conseguenza della sua azione, ossia del suo clic, sarebbe del tutto improbabile che cliccherebbe.

Una piccola “truffa” che ricorda come stile i vecchi venditori di suonerie telefoniche più volte condannati dalle apposite Autorità (purtroppo quando ormai era troppo tardi): ne compravi una e ne pagavi dieci, senza rendertene conto, o i vecchi dialer che chiamavano ad insaputa dell’utente numeri internazionali dai costi mostruosi quando si usavano le connessioni telefoniche non adsl.

Per carità, il solo cliccare anche per sbaglio sulla pagina di questa bevanda definita dietetica e miracolosa non farà spendere soldi a nessuno, nessuno entrerà nel vostro computer, nessuno ruberà le vostre password e cose del genere, quindi continuate ad usare tranquilli facebook.

Quello che si “ruba” è il nome di persone che si trovano, del tutto ignare, a “consigliare” un prodotto commerciale: se io avessi cliccato, non mi sarei accorto che l’avrei “consigliato”.  Il prodotto avrebbe millantato il mio credito, come sta millantando ancora quello dei miei amici che non l’hanno voluto consigliare e non hanno ancora rimosso il “consiglio”.

Qualche considerazione sulla pagina facebook del prodotto (se proprio volete vederla e se è ancora attiva, seguite questo link) che, non si sa come, è comunque riuscito a collezionare un paio di migliaia di “piace a”, probabilmente clic-riflessi condizionati.

Pagina facebook the verde, troppe stranezze

Pagina facebook the verde, troppe stranezze

A fianco della foto del prodotto e dell’invito all’acquisto, ci sono una mezza dozzina quelli che sembrerebbero normali commenti facebook sul prodotto.

Prima cosa strana: ci sono solo nomi di battesimo.  Avete mai visto un commento facebook col solo nome di battesimo? I commenti facebook riportano nome e cognome o qualche pseudonimo.  L’eccezione è possibile, ma è rarissima.  Qui ce ne sono sei di seguito.

Altra cosa strana (ma a questo punto anche no) lo stile e il tono dei commenti. Tutti entusiasti, tutti troppo belli per essere veri, tutti proprio quello che uno vorrebbe leggere, me l’ha consigliato un amico, è vero sto dimagrendo…  tutti evidentemente scritti da un markettaro frettoloso per far presa sulle speranze dei faciloni.

Ulteriore cosa strana: le “età” dei commenti.  False come l’età di Dorian Gray, non cambiano mai.  Il primo commento in cima era stato scritto “18 minuti fa” quando ho iniziato a scrivere questo post.  Adesso che sicuramente è passato del tempo ho ricaricato la pagina e il primo commento è sempre scritto “18 minuti fa”.  Si tratta di una ulteriore pagina creata appositamente per sembrare una raccolta di autentici e spontanei commenti di utenti facebook.

Da un certo punto di vista potrei trovare interessante la tecnica di questi signori.  Dall’altro, osservando i commenti in inglese del sorgente della pagina che citavo prima, mi sembra più probabile che abbiano semplicemente copiaincollato qualche “trucco” da script-kiddie versione facebook, sentendosi magari geni del web marketing.  Chissà nel loro curriculum come descriveranno questo genere di tecniche, e chissà come si sentiranno all’avanguardia e furbi i responsabili commerciali che hanno approvato il tutto.

Spero solo che la stessa viralità che è servita a far sì che il loro nome si diffondesse possa servire a sputtanarli quanto prima.

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…un ministero per l’Attivazione del Federalismo, uno per la Federazione dell’Attività…

Qualche tempo fa andavano di moda i generatori automatici di slogan e di qualifiche professionali improbabili per la web economy, che era qualcosa tipo il web 2.0, solo un po’ prima.

Rinverdisce il tema un raccontino divertentissimo di Alessandra Daniele: Generatore X, pubblicato su Carmilla.  Ne estraggo un paio di brani per invitarne alla lettura:

- Abbiamo un problema col Generatore automatico di ministeri.
- Generatore automatico di misteri?
- No, quello lo adoperavano gli autori di Lost. Dicevo ministeri. Dato l’alto numero di risultati richiesti, stiamo cominciando a esaurire gli abbinamenti. Per esempio, abbiamo già un ministero per l’Attivazione del Federalismo, uno per la Federazione dell’Attività, uno per la Federazione del Federalismo, e uno per l’Attivazione dell’Attività. Non possiamo averne un altro di questo tipo…

[...]

Il segretario cliccò di nuovo.
- ”Ministro per l’Ottimizzazione della Sussidiarietà”…
- E che vuol dire? – Chiese il premier.
- Non lo so, ma qualcosa significherà. Abbiamo inserito nel MiniGen solo parole presenti nel dizionario.

Il link originale è questo:

http://www.carmillaonline.com/archives/2010/06/003531.html#003531

Nota tecnica.  Le qualifiche professionali, gli slogan, i ministeri salva-complici e molto altro (ad esempio nomi per partiti di sinistra – prima della morìa del 2008 – e discorsi politici) si possono ottenere per mezzo di un programma di grammatica generativa, come il famoso Polygen (nel momento in cui scrivo il sito sembra avere qualche problema tecnico).

Con un minimo di applicazione, chiunque può assemblare stereotipi, luoghi comuni, addirittura sillabe e fonemi per ottenere frasi apparentemente “funzionanti” ma probabilmente del tutto prive di senso, delle supercazzule in doppiopetto o in càmice da laboratorio: un utile esercizio per smascherare le tonnellate di parole vuote cui in buona o malafede siamo esposti.

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SI PROIBISCE A CIASCVNA PERSONA

D’ORDINE ESPRESSO DI MONSIGNORE ILLUSTRISSIMO PRESIDENTE
DELLE STRADE
SI PROIBISCE A CIASCVNA PERSONA DI QVALSIVOGLIA
GRADO E CONDIZIONE CHE NON ARDISCA
O PRESVMA GETTARE NE FAR GETTARE
…PER QUALSISVOGLIA PRETESTO VERVNA SPECIE
DI IMMONDEZZA CALCINACCIO PAGLIA ERBACCIA
ANIMALI MORTI O ALTRO SIMILE INTORNO
IL CIRCVITO DELLE MVRA DEL SACRO MONTE
SVA FABRICA ANNESSA PER QVANTO GIRA IL MEDESIMO
SOTTO PENA DI SCVDI VENTICINQVE DOPO
DI APPLICARSI LA QVARTA PARTE ALL ACCVSATORE CHE
SARA TENVTO SEGRETO ALLA QVAL PENA SIA TENVTO
IL PADRE PER LI FIGLI E LI PADRONI PER LI SERVITORI
E LE SERVE CON PROCEDERE ANCHE PER INQVISITIONE
INHERENDO TANTO AL BANDO PVBLICATO LI XXV-
SETTEMBRE MDCLXXXVIII – CHE ALL ALTRO RINOVATO
PER GLI ATTI DELL ORDINI NOTARO DEL TRIBVNALE
DI DETTE STRADE LI XII-GIVGNIO MDCCXII

Tratta dal gruppo Facebook Roma Sparita, http://www.facebook.com/Roma.Sparita

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wordpress 3.0, primissime impressioni

Ho saputo da una newsletter ufficiale che wordpress 3.0 è stato rilasciato ufficialmente poche ore fa.

Se state leggendo questo post, vuol dire che l’upgrade automatico di dalla versione 2.9.2 alla 3.0 di questo blog è avvenuto senza problemi.  I temi plugin più comuni che ho installato sembrano funzionare tutti.

La novità principale mi pare essere la possibilità di creare menu personalizzati, usando elementi già presenti nel blog (pagine e categorie, ma non post) e link arbitrari.  I menu dovrebbero essere posizionati in apposite aree dei temi, un po’ come avviene per i widget.  In effetti i menu mi sembrano widget di tipo particolare, e un workaround suggerito per i temi che non supportano ancora i menu è proprio quello di usare i menu come widget.

Altra novità interessante, anche se non per l’utente comune, è la convergenza di wordpress “normale” con wordpress mu (multi user, per la creazione di blog factories tipo la stessa wordpress.com).  Durante l’installazione ex novo è possibile scegliere se installare un blog “singolo” (per il quale potranno come al solito essere impostati utenti diversi) o un sistema di gestione di più blog. Per gli upgrade, sia wordpress “normale” che wordpress mu dovranno essere aggiornati con la versione 3.0, che capirà da sola il da farsi.

L’installazione ex novo è come al solito semplicissima: basta fornire i dati di connessione al database.  La novità è che è possibile fornire il nome dell’utente amministratore e la password di amministrazione direttamente durante l’installazione.

Con questa nuova versione anche viene fornito un nuovo tema di default, abbastanza sobrio, se non scarno, ma predisposto per ospitare un menu personalizzato.

Per ulteriori informazioni sulle novità della versione 3.0 rimando a questo indirizzo:

http://wordpress.org/development/2010/06/thelonious/

Per ora wordpress 3.0/thelonius è disponibile solo in inglese.  E’ possibile scaricarlo da qui:

http://wordpress.org/download/

La localizzazione in italiano dovrebbe essere pronta tra 7-10 giorni presso http://www.wordpress-it.it/.

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